giovedì 29 maggio 2014

domenica 25 maggio 2014

Tecniche d'assedio ed arte iconografica - Parte 6

FUOCO GRECO


L'immagine sopra presentata proviene da un manoscritto, il codice Skylitzes, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Madrid. Stando alla dicitura riportata sull'immagine originale, la scena raffigura l'equipaggio di un vascello romano che incendia una nave nemica.
Il termine "fuoco greco" venne coniato per identificare una miscela incendiaria usata dai Bizantini, la cui ricetta veniva gelosamente custodita dall'Imperatore e da pochi altri eletti. L'invenzione di tale composto incendiario viene generalmente attribuita ad un greco di nome Callinico e sembra che fosse impiegato tanto nelle battaglie navali, quanto nella guerra d'assedio. La miscela incendiaria veniva letteralmente espulsa da un ugello per mezzo di mantici e soffioni azionati da artiglieri, oppure scagliata contro i nemici racchiudendola in giare di coccio (servendosi di catapulte). Il fuoco greco era composto da: pece, salnitro, zolfo, nafta e calce viva (paradossalmente due di questi ingredienti sono contenuti anche nella polvere da sparo). Ciò consentiva alla miscela di aderire a qualsiasi superficie, continuando a bruciare anche sulla superficie dell'acqua; per questa ragione era particolarmente adatto alla guerra navale, ma poteva essere anche usato per incendiare torri d'assedio durante la difesa delle mura di una città. Data la natura chimica del composto, il fuoco greco era difficile da estinguere e costituiva un vero incubo per tutti coloro che vi venivano esposti. Immaginiamo dunque lo scoramento ed il panico dei marinai il cui dromone, sciabecco venivano inondati di "fuoco liquido". Essi sarebbero stati certamente costretti a scegliere se abbandonare il proprio vascello o perire tra le fiamme. L'impatto psicologico doveva essere paragonabile ai moderni lanciafiamme.
Considerazione personale: Interessante e contraddittorio notare come nell'icona la nave aggredita dalle fiamme presenti un castello a poppa, tipico delle trireme e dei dromoni romano-bizantini. L'altro vascello invece ha vele triangolari, scudi sulle fiancate e timone manovrato direttamente dallo scafo; sebbene la vela triangolare sia tipica delle navi usate nei mari chiusi come il Mediterraneo e l'Egeo, la forma del vascello (prua e poppa molto arcuate e marinaio biondo, barbuto, che manovra l'ugello del fuoco greco) fa curiosamente pensare ad una nave normanna.





giovedì 15 maggio 2014

Nuovo Atlante aggiunto in bibliografia

ATLANTE CAMBRIDGE
WARFARE 
THE MIDDLE AGES
768 d.C. - 1487 d.C.


L'Atlante Cambridge qui presentato descrive con dovizia di particolari lo sviluppo delle strategie e delle tattiche belliche adottate dalle civiltà che popolarono l'Europa durante il periodo dell'alto e del basso medioevo.
Di seguito alcune immagini tratte dall'interno di questo magnifico testo.




martedì 6 maggio 2014

Tecniche d'assedio ed arte iconografica. Parte 5


Interessantissima miniatura raffigurante l'assedio di Brest del 1386, ad opera delle truppe francesi.
Anche in questa circostanza, appare evidente un largo impiego di bocche da fuoco a polvere nera, montate sopra supporti ruotati. I calibri più grandi, (qui non rappresentati), probabilmente venivano ancora adagiati sul terreno, a causa dell'impossibilità di sostenerne l'immenso peso ed il rinculo durante lo sparo. Un artigliere, raffigurato sul margine sinistro dell'immagine, sta alimentando un braciere servendosi di un mantice. La brace probabilmente serviva ad incendiare la punta di un bastoncino, che il mastro artigliere avrebbe poi avvicinato al "focone" della bombarda (un foro situato posteriormente sulla culatta). Attraverso l'orifizio del focone si accedeva direttamente alla camera di scoppio, incendiando così la polvere da sparo.
Il fossato appare insolitamente coperto di pannelli in legno, ma sotto di essi spuntano fascine di sterpaglie e barili vuoti. I genieri dell'esercito assediante hanno quindi condotto una paziente opera di riempimento, colmando la profondità del dislivello con fascine di legna secca e barili galleggianti legati gli uni agli altri, in modo da creare una superficie stabile. Solo successivamente avrebbero gettato le assi di legno, in modo da creare un pontile adatto all'attraversamento di un gran numero di uomini e macchine d'assedio.
Secondo la rappresentazione fornita dall'autore, una volta riempito il fossato i soldati sembrano lanciarsi all'assalto delle mura per mezzo di scale a pioli, ma appare evidente dal numero di vittime raffigurate sul terreno che i difensori riescono ad infliggere pesanti perdite agli attaccanti. Verrettoni, frecce e pietre vengono scagliati giù dai ballatoi ed i malcapitati che si trovano sulla loro traiettoria precipitano al suolo. Un soldato, sulla destra dell'immagine, coraggiosamente prosegue la scalata ponendo lo scudo sopra la testa, mentre sullo sfondo alcuni arcieri francesi tentano di contrastare il tiro dei difensori.
Interessante notare la raffigurazione del ponte levatoio in procinto di essere sollevato da un ingegnoso sistema di leve, costituito da catene e travi di legno. All'altezza di due feritoie, poste alle rispettive basi delle torri circolari, si notano un paio di sbuffi infuocati; ciò mi porta a credere che si tratti della rappresentazione di armi da fuoco portatili. Gli schioppi medievali non avevano niente a che fare con i moderni fucili, a causa della loro scarsa precisione ed affidabilità, ma il loro impiego durante gli assedi è ben documentato fin dalla prima metà del secolo XIV. Si trattava di armi estremamente primitive, ottenute spesso da rudimentali fusioni in ghisa o bronzo. La canna veniva poi montata sopra un affusto in legno, che l'artigliere avrebbe dovuto appoggiare sopra la spalla nella stessa posizione in cui, oggi, si brandeggiano i moderni bazooka. L'innesco dello sparo risultava poi alquanto pittoresco: tenendo in posizione l'arma con un solo braccio, si doveva impiegare l'altra mano per avvicinare una miccia incandescente al focone, posto all'estremità posteriore dell'arma...  Maneggiare uno schioppo risultava estremamente pericoloso, poiché la canna poteva fessurarsi durante lo sparo ed investire lo stesso artigliere con il lampo della detonazione. Un'esplosione del genere poteva uccidere il malcapitato, oppure ferirlo gravemente, dunque per questo motivo l'impiego di armi da fuoco portatili rimase per lungo tempo assai limitato.
Per quanto concerne l'abbigliamento, sembra che l'autore abbia raffigurato armi ed armature appartenenti ad un periodo leggermente successivo all'epoca narrata. Ad esempio, l'armatura completa dell'uomo d'arme che tenta la scalata delle mura al centro dell'immagine, presenta una foggia in uso solo a partire dalla prima metà del secolo XV. Inoltre, sia assediati che assedianti indossano elmi di forma svasata, alcuni dotati anche di visiera mobile. Questa tipologia di elmo (identificato in lingua inglese con il nome di "Sallet" o "Kettle helmet") benché già presente nel secolo XIV, si diffuse in modo particolare tra gli eserciti europei solo nel secolo XV.
Per quanto riguarda poi il resto dell'abbigliamento, sono largamente rappresentati i "brigantini" in cuoio bollito, rivestiti di tessuto colorato. Alcuni soldati indossano una calzabraga bicolore, mentre l'armigero sdraiato al suolo (vicino alla bombarda) porta dei gambali in tessuto direttamente allacciati alle braghe. 




domenica 4 maggio 2014

Tecniche d'assedio ed arte iconografica. Parte 4



Ancora una splendida miniatura che ci mostra chiaramente uno degli innumerevoli espedienti escogitati per attraversare fossati allagati. In questa immagine osserviamo le truppe inglesi di re Edoardo III impegnate nell'assedio di Tournai del 1340. L'assedio, per quanto ne sappiamo, non andò a buon fine e per questo motivo si giunse ad un accordo pacifico. Appare chiaro, ad una prima osservazione, che gli attaccanti stanno attraversando il fossato servendosi di un ponte di barche. La tecnica, (già ben nota nell'antichità classica), consisteva nell'allineare numerosi barconi fluviali, fissandoli gli uni agli altri, in modo da poterli successivamente coprire con assi di legno. Si creava così un ponte di barche, utile per far avvicinare in breve tempo i soldati alle difese della città. Questa era una tecnica alternativa, molto più rapida rispetto al riempimento del fossato con terra o massi. 
Sulla destra dell'immagine notiamo lo svolgimento di un accanito combattimento, una mischia che si è creata nei pressi di una porta fortificata munita di torri ed inferriate. I difensori escono dalla città per affrontare gli inglesi di Edoardo nel punto di approdo del ponte di barche. L'autore raffigura il re d'Inghilterra sul primo barcone, in mezzo ai suoi uomini ed intento ad impartire ordini. Si riconosce nella figura del cavaliere all'estrema sinistra dell'immagine, con indosso la cotta d'arme della casa reale: Inquartato di rosso e di blu, con raffigurati i leoni (il pardo araldico) della corona d'Inghilterra ed i fiordalisi (giglio araldico) della casa reale francese. Per scelta dell'autore, Edoardo III indossa un chapél de Fer, cappello di metallo a falda larga molto diffuso tra gli uomini d'arme di quel  periodo. Indossa anche un'armatura completa ed i gambali sono dorati. Dietro di lui, appare il suo portastendardo ed al centro della mischia, oltre a fanti armati di spade e scudi, appare anche un arciere munito del celebre long bow (arco lungo inglese), un'arma presente in gran numero tra le file degli inglesi. Quasi tutti i soldati indossano elmi in metallo brunito, (intuibile dal colore scuro con il quale sono rappresentati) e giubbe di cuoio bollito, rivestite all'interno da placche di ferro. Questo genere di giubba veniva anche chiamata "brigantino" e le placche metalliche che ne costituivano l'armatura interna erano fissate da rivetti, le cui teste sporgevano all'esterno, conferendo alla giubba stessa quel tipico aspetto borchiato che osserviamo nell'immagine. Spesso i brigantini venivano rivestiti di tessuto del colore corrispondente alla casata o comandante sotto cui si serviva.
Sullo sfondo dell'immagine si notano altri soldati inglesi che tentano la scalata delle mura per mezzo di scale a pioli, (altra tecnica largamente diffusa ma di scarsa efficacia).  I francesi, raffigurati come i difensori dei bastioni, sembrano armati con lunghe lance ed alcuni fra loro scagliano pietre sulla testa degli attaccanti. I soldati inglesi colpiti cadono nel fossato allagato ed uno di essi, all'estrema destra dell'immagine, sembra essere in procinto di annegare. Il peso di un'armatura poteva infatti trascinare gli armigeri sul fondo, impedendogli di riemergere. Le mura della città sono raffigurate nel tipico stile quattrocentesco, con eleganti torri dotate di bifore, feritoie e tetti a spiovente ricoperti di tegole.



martedì 29 aprile 2014

Tecniche d'assedio ed arte iconografica. Parte 3



In questa rappresentazione del 1470 di Jean de Warin si notano altri due tipi di bocche da fuoco, questa volta montate su supporti ruotati o basculanti. Con buona probabilità il realizzatore di questa opera si è ispirato a modelli osservati dal vivo e pertanto in uso a quel tempo.

Da notare sul terreno, accanto alle bombarde, i proiettili di pietra levigata che venivano generalmente caricati a mano attraverso la bocca da fuoco. Davanti ad essa si inserivano poi stracci, paglia o erba, per "calzare bene il proiettile" e ridurre la dispersione della carica dopo lo scoppio della polvere. Un procedimento lungo e faticoso che rendeva la procedura di caricamento estremamente lenta. Altra osservazione meritano i tasselli di legno inseriti dietro la culatta o sotto l'affusto, probabilmente usati come zeppe per correggere la traiettoria del tiro.
Curiosa la rappresentazione dei tendaggi, sicuramente presenti nel campo d'assedio, decorati con drappeggi e ricami a filo d'oro. In alcune circostanze si usava il filo di rame, per ottenere decorazioni dorate ad un costo minore, soprattutto quando tali tessuti erano destinati ad un uso campale come nel caso di cotte d'armi, stendardi, tende da campo e drappi per cavalli da guerra. Ma quando veniva esposto alle intemperie, il rame si ossidava virando verso una colorazione verde e questo fatto, in alcune circostanze, ha indotto gli studiosi a dibattere sul "vero colore" di alcune araldiche rappresentate nei codici miniati. Tende di simile raffinatezza e decoro verosimilmente appartenevano ad un nobile di alto rango.
I notabili raffigurati sul lato sinistro dell'iconografia rappresentano in un certo senso un riassunto di ciò che avveniva attorno ad una guerra d'assedio. Contrattazioni tra assedianti ed assediati, alleanze diplomatiche, accordi di tregua, ecc...  I due dignitari sembrano stringere un accordo, unendo le loro mani sopra un cuscino di tessuto blu. Essi sono circondati dai propri consiglieri e tutti indossano i tipici abiti del secolo XV. Uno dei due soggetti principali (quello a destra) indossa la corona, simbolo di regalità. Ma si notano anche i tipici simboli del cavalierato: la pelliccia di vaio che circonda i margini della veste ed il colletto della cotta d'arme, gli speroni d'oro indossati sopra gli stivali ed in fine la spada, che pende dal fianco.

sabato 26 aprile 2014

Tecniche d'assedio ed arte iconografica. Parte 2


In questa dettagliata raffigurazione di assedio del XV secolo si nota chiaramente la tecnica con la quale venivano impiegate le prime artiglierie a polvere nera. Una volta posizionata la bocca da fuoco nei pressi delle mura, si costruivano paratie mobili in legno per proteggere gli artiglieri dal tiro di frecce nemiche durante le fasi di caricamento. Al momento dello sparo, la paratia basculante veniva sollevata tirando alcune corde e l'artigliere poteva accendere la polvere da sparo avvicinando una miccia accesa al "focone" (foro posto sulla culatta posteriore, attraverso il quale si accedeva direttamente alla camera di scoppio). Una volta eseguito lo sparo, la paratia veniva nuovamente abbassata per vanificare il tiro di frecce da parte dei difensori. Da notare anche l'abbigliamento dell'artigliere, in questo caso rappresentato simile ad un fante. Il duca di Alencon è stato qui raffigurato in sella al suo cavallo, anch'esso rivestito del relativo drappo araldico. Il duca indossa un'armatura a piastre completa ed un elmo a bacinetto dotato di visiera mobile, nella foggia entrata in uso a partire dalla prima metà del '400. All'estrema destra dell'immagine troviamo invece un balestriere intento a ricaricare la propria balestra attraverso un congegno a manovella deltutto simile nel suo funzionamento a quello chiamato "accrocco" . Ma mentre l'accrocco consisteva in una carrucola che si portava appesa anteriormente al cinturone, la balestra raffigurata nella miniatura sembra avere un sistema di caricamento integrato con l'arma stessa. Le palle sparate dalla bombarda giacciono sul prato accanto all'arma e sono di pietra levigata. Il ferro o il bronzo infatti, all'epoca, erano ancora metalli troppo rari e costosi.